sabato 26 maggio 2018

Diario di bordo

Giorno 429.

Dopo il disastro avvenuto più di due settimane fa, nessuno dell’equipaggio si è ripreso completamente, anzi si sono iniziati a verificare dei casi di debolezza mentale, depressione e anche uno sviluppo improvviso di una strana malattia che ha colpito Bill; ora è sotto coperta nelle mani degli dei. 
Stiamo lentamente morendo di fame, non abbiamo la possibilità di pescare, perché tutte le canne da pesca le abbiamo rotte nel tentativo di salvare l’ultimo barile di rum finito la notte scorsa. D’altronde noi pirati poniamo sempre al primo posto il rum e dopo la nostra vita: si sa che senza rum un’avventura per mare vale meno di una moneta di rame. Le reti per pescare sono state rotte dagli squali. Chissà quanto pesce eravamo riusciti a catturare! Non lo saprò mai. 
Ho sentito discutere Bill con il dottore di bordo, la sua sentenza è tutto ciò che ci resta, e Bill ci sta per abbandonare. 
Alcuni della ciurma tramano in segreto per spodestare il nostro capitano Axel, perché ritenuto da loro un pessimo capitano della banda dei temutissimi pirati di Heartless. L’ammutinamento dovrebbe iniziare questa notte esattamente alle 00.00, quando la luna splenderà sul cielo stellato macchiandosi di sangue di traditori e di traditi. Io non prenderò parte a nessun combattimento, sono debole, come potrei ferire i miei stessi compagni d’avventura? Non ci riuscirei. Il capitano ci ha chiamato a raccolta sul ponte di comando per discutere della brutta piega che la nostra avventura aveva preso, e ha detto: “Consultando le mappe, ho impostato una nuova rotta che salverà la nostra ciurma; se non sarà così, lascerò la carica di capitano ad uno di voi ed io salterò dall’asse. Lo giuro sul mio nome”. Eravamo molto scossi, persino chi aveva ideato l’ammutinamento.
Sono passati undici giorni e dieci notti dalla dichiarazione del capitano Axel ed abbiamo trovato un’isola ricca di cibo. Ormai abbiamo la possibilità di scegliere ciò che più ci aggrada, perché su quest’isola c'è di tutto. Prima di ripartire il capitano ha pensato bene di riparare la nave dai danni subiti più di tre settimane fa, ma oltre alla riparazione della nave, stiamo costruendo delle nuove reti e delle nuove canne da pesca sperando non si rompano facilmente come le precedenti. Finito di fare scorta di viveri e di legno, abbandoneremo quest’isola e la ricorderemo come l’isola degli Heartless.


Alex M.

Solo io amo la natura?

Eh sì, ci risiamo! Anche oggi nella mia fattoria, sul mio campo, vicino alla mia pianta di more con lo stesso pensiero che ho da sempre: nel mondo solo io amo la natura?
Secondo me, tutto il mondo ama il denaro, rimango solo io che amo la terra. Famiglie distrutte, figli e nipoti che si uccidono a vicenda solo per il denaro. Ecco la felicità del mondo, tutto dipende dal denaro.
Da quando avevo quasi un anno sono sempre con gli animali tra le piante o a sporcarmi con la terra insieme ai miei nonni tutti i giorni, perché i miei genitori con i propri lavori non erano mai a casa con me.
Io posso solo dire che sono stato partorito dalla terra per questa grande passione che ho. Sono cresciuto con la terra e spero di morire insieme alla terra, non certo di fame, anche se a volte mi tocca fare il delinquente con i clienti, ché come diceva il grande Totò: “meglio un rimorso della coscienza oggi che un rimorso della fame domani”.
Io ringrazio Gesù per tutto quello che ho: la salute, la forza e la grande passione per la terra; lo ringrazio anche per la mia famiglia, per quello che mi ha dato, frutto di tanti sacrifici di nonni, bisnonni e genitori che sono un appoggio per il mio futuro, anche se vorrei farmi tutto da solo, ma con i tempi che ricorrono oggi è molto difficile.
Con questa grande passione che ho, sono l’uomo più felice del mondo, seduto alla punta del colle sotto a una pianta di ulivo a mangiarmi un panino.
A volte mi tocca scontrarmi con i miei genitori, perché vorrebbero che andassi a lavorare in un ufficio dietro ad una scrivania, ma anche se nessuno mi crede per me è la cosa che potrebbe farmi più male, è come se fossi rinchiuso in un carcere. Il giorno a scuola sono seduto accanto alla finestra, ammiro il paesaggio agricolo, a volte passa anche un trattore e penso: “ma perché non sono lì fuori?”.
Una volta sono stato bocciato e ho ripetuto il terzo superiore: è stato l’anno più brutto della mia vita, ogni mattina, sì! Anche ora che ho quasi vent'anni la mattina prima di uscire di casa mia mamma si mette vicino alla porta e aspetta che le do un bacio alla guancia, sapendo che quella specie di carcere in cui vado la mattina a me non piace. A volte mi innervosisco, a volte scoppio a piangere, sperando di non deluderla.
Ogni giorno a scuola nel cambio dell’ora o a ricreazione ho sempre per mano il telefono o un foglio di carta per fare qualcosa di innovativo nella mia azienda; faccio conti, vedo qual è la cosa più conveniente. 
Concordo con un vecchio detto: con la campagna mai nessuno si è arricchito, ma mai nessuno è morto di fame. La sera torni con un pugno di asparagi colto nei campi, due uova, una salsiccia e un po’ di focaccia del vecchio mulino. State tranquilli che con la campagna nessuno muore di fame!
Agricoltori si nasce, non si diventa agricoltori da oggi a domani.
A volte i miei cugini ridono di me,  mi chiamano il contadino, ma io amo quel che faccio e amare è godermi la mia passione. 
Io ho un mio motto: “se mi dai un vecchio trattore con un aratro io ti aro tutto il mondo, ma se mi dai un libro lì rimane”. Anche se un po’ di cultura non fa male a nessuno.



Luigi M.

venerdì 25 maggio 2018

E fu allora che lei mi fermò

Spostai dolcemente i capelli dal suo viso sfiorandola delicatamente. 
Quella ciocca che copriva timidamente quel visino dai tratti dolci e delicati svelò come un altro lato di lei ... Dietro quella ragazza fredda, acida, sicura di sé e alcune volte anche antipatica , scoprii in una frazione di secondo che si celava tanta dolcezza, timidezza e allo stesso tempo tanta e tanta paura, paura dell'ignoto ... Paura di essere ferita ancora una volta, di perdere ciò a cui teneva, l'unica persona che aveva vicino.
E io... Beh, io avevo capito tutto questo solo guardando nei suoi grandissimi occhioni castani.
Così le sfiorai la guancia pian piano, mi avvicinai al suo orecchio e le sussurrai: "Non mi perderai mai, qualsiasi cosa accada". 
Era ora di andare, la strinsi fortissimo, diedi un ultimo sguardo al suo dolce viso e mi girai affrettandomi verso casa...
E fu allora che lei mi fermò, prese il mio braccio chinando il capo, con il volto pieno di lacrime.
Mi girai e lei si avvicinò.
In quell'istante mi strappò un tenerissimo bacio.
~Veronica
~A.J

martedì 22 maggio 2018

Oh paesino paesetto

Oh paesino paesetto
il Gran Sasso è il tuo tetto
grazie ai tuoi colonizzatori
che di diverse culture eran portatori,
son loro che ti hanno creato
e con questo gesto ti hanno aiutato.
Sotto padroni e gran borghesi
la tua gente fu chiamata Ciuschiaresi.


Giuseppe C., Matteo P.

Nostalgica nottata

Nella notte buia,
mi smarrii presto.

La luna nel cielo splendeva
e il fiume lentamente scorreva.

Camminando lentamente pensavo
ai giorni in cui mi innamoravo

di te! 
Che adesso sei la mia nostalgia 
e l'unico mio desiderio sarebbe portarti via

con me. 
In quell'alba color albicocca
casa mi era sempre più lontana 
e con essa 
anche me stessa.


Gaia S. 

Una Moto Tante Emozioni

In giro puoi andare
e senza pensare puoi stare
in moto a passeggiare.

Il paesaggio, rilassato, puoi guardare
e i pensieri negativi lasciar tramontare.

La positività cosi ti assale
e in un attimo, un arcobaleno di emozioni
non riesci più a controllare.

Qualsiasi sentiero puoi imboccare
anche non sapendo dove ti può portare.

Correre senza esagerare
non sempre si riesce a fare
così inizi ad aprire per poterti sfogare.


Sara B. 

lunedì 21 maggio 2018

La moglie dell'uomo che viaggiava del tempo, Audrey Niffenegger



«Non mi hai ancora dimostrato di essere vero» dice.
«Nemmeno tu.»

«Perché, ne dubiti?» mi domanda sorpresa.

«Magari ti sto sognando. Magari mi stai sognando tu; magari esistiamo soltanto nei nostri sogni e ogni mattina al risveglio ci dimentichiamo completamente l'uno dell'altra.»


L'edizione disponibile nella nostra biblioteca

Harry e Clare, ventotto e venti anni, si incontrano in una biblioteca.
Lei, però, già lo conosce: lo ha visto per la prima volta a sei anni, quando lui ne aveva trentasei.

Inizia così, con questo paradosso, il racconto di una storia d'amore che attraversa, in senso letterale, il tempo e si sviluppa nell'alternarsi di due voci narranti, componendosi poco a poco, scena dopo scena.
Il lettore si sente spiazzato, in certi punti anche smarrito.
Torna indietro per assicurarsi di aver letto bene, scuote la testa, riprende. Bisticcia un po' con Harry, con tutti gli Harry... e poi, finalmente, si arrende e si lascia conquistare dalla storia.
Non se ne pentirà.



Mi dispiace. Non sapevo che saresti venuta, altrimenti avrei rimesso un po' d'ordine. Nella mia vita, voglio dire, non soltanto in casa.